Francesco Saverio Salfi nacque a Napoli il 26 marzo 1893, dal pittore e architetto Enrico Salfi e da Giuseppina De Marinis, entrambi cosentini, anche se per breve tempo residenti a Napoli per impegni professionali.

Ereditò un nome, che attraverso le generazioni ha dato alla Calabria figure prestigiose nel campo letterario, religioso, scientifico, artistico, amministrativo e militare. Fu educato insieme al fratello Marioz, alla scuola del padre, artista di chiara fama, cultore di musica e di poesia, che ha lasciato nei suoi quadri, incancellabili orme di sensibilità e di singolare capacità di espressione. Francesco Saverio in musica quasi autodidatta nella prima infanzia, mostrò per questa attitudini spiccatissime, tanto da leggere perfettamente a prima vista e scrivere sotto dettatura difficili frasi musicali. A sette anni, per il battesimo del fratello, tenne un concerto in casa suonando il pianoforte con la tastiera coperta da un panno. Seguì gli studi classici al Liceo “B. Telesio” di Cosenza dove ebbe insegnanti uomini come Nicola Misasi, Giuseppe Storino e Oreste Dito. In questo periodo, in maniera saltuaria, studiò anche la tecnica del canto con lo zio paterno Eugenio (Cosenza 1848-Napoli 1924) tenore lirico, allievo a Napoli del celebre Giacomo Lombardi (Parma 1810-Napoli 1877).

In casa Salfi convenivano uomini e spiriti eletti, che, in prevalenza, coltivavano le lettere e le arti per consultare i testi di quella meravigliosa biblioteca, di cui una parte (20.000 volumi), un trentennio fa, vennero dati alla Biblioteca Civica di Cosenza. Cosicchè, quando, finiti gli studi liceali, recatosi a Napoli per studiare lettere all’Universita, decise di dedicarsi totalmente alla musica, egli portava con se una preparazione musicale di notevole valore, accompagnata da una salda preparazione umanistica. Per questo motivo potette, sotto la guida di Camillo De Nardis per la composizione e di Alessandro Longo per il pianoforte, completare, in soli diciotto mesi, la sua preparazione, e presentarsi agli esami nel Conservatorio “S. Pietro a Maiella” diretto allora da Francesco Cilea, per conseguire con pieni voti il Diploma in Alta Composizione nell’ottobre del 1916. La commissione, con membro esterno Benedetto Croce e presieduta da Francesco Cilea, era costituita da valenti compositori e didatti, oggi facenti parte tutti della Storia della Musica: Antonio Savasta, Gennaro Napoli, Daniele Napoletano, Luigi Finizio e Uberto Bandini.

Frequentatore assiduo del Teatro S. Carlo venne a contatto con grandi Maestri che si avvicendavano, quali Edoardo Mascheroni, Leopoldo Mugnone, Pietro Mascagni, Gino Marinuzzi, lldebrando Pizzetti, Alberto Franchetti, Franco Alfano, Ruggiero Leoncavallo, Riccardo Pick-Mangiagalli, Adriano Lualdi e Felix Paul Weingartner.

Questi contatti gli servirono ad affinare e organizzare la sua coscienza musicale ed artistica, e, soprattutto, gli valse l’amicizia e la stima di Pietro Mascagni, che vivamente comprese ed apprezzò il valore di questo giovane musicista e la sua preparazione. Ciò costituì premessa perché questi lo presentasse al direttore del San Carlo, Augusto Laganà, per scritturarlo in teatro. Al San Carlo il Salfi entro come maestro sostituto e revisore del Canto di tutti gli artisti lirici.

Erano state tante le occasioni in cui il Salfi aveva dimostrato le sue qualità: accompagnare i cantanti con lettura a prima vista, trasportare le parti estemporaneamente al pianoforte e sostituire un po’ tutti. Infatti avvenne che una sera in cui si rappresentava, sotto la direzione di Mascheroni il Boris Goduriow, venendo a mancare il Maestro suggeritore e con lui lo spartito sul quale erano i segnali del sipario e del movimento delle masse corali, il Nostro si offrì di andare in buca a suggerire e dare a tutti i segnali a memoria.

In qualità di direttore d’orchestra, debuttò con la concertazione e la direzione di  Andrea Chenier (1920) alla presenza di Giordano, cui seguì su espresso desiderio di Mascagni la concertazione del Piccolo Marat (1921) la cui prima venne diretta personalmente dall’autore e le altre repliche da Salfi. E’ in questa occasione che il critico Saverio Procida sul Mattino del 12-11-1921 scriveva: il Salfi, questo giovane musicista, di una cultura che ha pochi riscontri, d’una compenetrazione di artista veramente rara, è al San Carlo di una preziosità veramente inestimabile, e davanti al suo talento ed alle sue alte qualità è aperta la via più luminosa>>. Da qui la sua carriera si svolge sempre sul ritmo di ripetuti successi, accanto alla giovane sposa ed ex compagna di liceo Elvira Rogato, professoressa di lettere sposata nel 1921. `

Al teatro San Carlo lavoro ininterrottamente dal 1921 al 1929 dirigendo ben 156 rappresentazioni: Otello, Mefistofele, Guglielmo Tell, Aida, Don Carlos, Traviata, Rigoletto, Trovatore, Sansone e Dalida, Dannazione di Faust, Lucia di Lammermoor, il flauto magico, Thannauser, Parsifal, La Tetralogia, Lahengrin, Madame Butterfly, Tosca, Boheme, Walli, Werther, Il Barbiere di Siviglia, Gioconda, Norma, ecc.

Dopo l’ascesa del S. Carlo l’attività direttoriale del Salfi è stata intensa e sempre coronata da autentici trionfi, le cui testimonianze sono centinaia di articoli giornalistici dei "più autorevoli quotidiani italiani ed esteri. Da Napoli passò a Torino dirigendo al Teatro Regio e al Teatro di Corte (1930-34), a Genova al Carlo Felice (1927-34), a Trieste al Verdi (1935-36), a Firenze al Politeama e a Palazzo Pitti (1931-62) chiamato da Victor De Sabata, a Milano al Teatro delle Arti e al Castello Sforzesco (1930-39), a Bari al Petruzzelli (1951-52), a Venezia alla Fenice (1934), a Foggia al Giordano (1953), a Prato al Metastasio (1921-34), a Palermo al Massimo (1937), a Siracusa al Comunale (1938), a Roma al Teatro dell’Opera (1939-52), a Sanremo al Teatro del Casinò (1936-39) e in tante altre città italiane, tra cui Cosenza con una memorabile stagione il 1935 (Aridrea Chenier, Sonnanbula, Turandot e Rigoletto).

All’estero al Teatro del Casinò di Vichy (Francia) (1933-38), al Covent Garden di Londra (1936-37), indimenticabile l’Aida del 7 maggio 1937 che coincideva con l’incoronazione di Re Giorgio VI, con il teatro pieno di re e governanti di tutto il mondo. Fu in  questa occasione che strinse rapporti di amicizia e stima con Arturo Toscanini, già conosciuto a Torino nel 1931. La severità di Toscanini era proverbiale, ma quella sera apertamente elogiò la bravura del Salfi. Da Londra passò in molte citta europee: Oslo  (1933-38), Amburgo, Monaco di Baviera, Madrid, Berlino, Amsterdam e Berna, una  tournes in America organizzata da Serafin nel 1942 fu annullata per il 2° conflitto mondiale. ll repertorio spaziava dalle opere dei musicisti del ’700 ad un quasi tutto Verdi, Wagner, Bellini, Puccini, Mascagni, Giordano, insieme alle più richieste opere di Rossini, Donizetti, Bizet, Boito, Gluck, Meyerbeer, Catalani e Strawinsky. Ha diretto anche opere di contemporanei: a Napoli Fedra di Ildebrando Pizzetti e in prima assoluta il Dori Giovanni di Felice Lattuada; a Rieti e Terni Liliadeh del conterraneo Maurizio Quintieri.

Salfi fu anche un buon didatta per i cantanti lirici. A Milano, dove visse dal 1929 al  1939, lavoro, per breve tempo, come maestro sostituto alla Scala ed ebbe una fiorente scuola da cui sono usciti tanti artisti tra cui Dino Borgioli, Maria Caniglia, Ebe Stignani, Licia Albanese, Clara Petrella, Mario Sammarco e Magda Olivero. 

Dal 1939 al 1966 visse a Roma, chiamato da Tullio Serafin a coprire la carica di direttore del Corso di Avviamento e Perfezionamento Lirico, esistente presso il Teatro dell’Opera; incarico che coprì dal 1939 al 1952. Da questa scuola uscirono una miriade di cantanti tra cui: Rosetta Pampanini, Elisabetta Barbato, Myriam Pirazzini, Sesto Bruscantini, Iva Pacetti, Aurora Buades, Galliano Masini, tutti nomi che fanno parte della storia del mondo lirico. Al Teatro dell’Opera di Roma ha diretto 107 spettacoli operistici più 11 saggi pubblici dei Corsi di Avviamento Lirico. Nella sua attività come direttore d’orchestra collaborò con cantanti quali Titta Cafiero Ruffo, Giacomo Lauri Volpi, Giuseppe De Luca, Tito Schipa, Mario Del Monaco e Beniamino Gigli; di quest’ultimo ricordiamo le rappresentazioni dell’ Africana  di Meyerbeer al Politeama Fiorentino (1931) e “Marta” di Flotow al Verdi di Trieste (1935).

Il Maestro Salfi fu anche un raffinato scrittore di articoli e saggi musicali su Quotidiani e Riviste, mentre della sua produzione come compositore abbiamo parlato nella prefazione di questa pubblicazione. Ma il Salfi nacque direttore, e lo studio e la riflessione hanno potuto solo approfondire in lui le native disposizioni di memoria ferrea, di grande duttilità e prontezza di riflessi, di gesto chiaro e stretto, ma elegante, di bacchetta corta con attacchi anticipati a tutti, per sprigionare le energie musicali e riuscire a galvanizzare gli esecutori e la loro volontà durante il concerto nelle sfumature e nelle delicatezze. Tali qualità, a me riferite in più colloqui oltre che da donna Elvira Salfi Rogato e da più persone che lo hanno conosciuto e stimato, ne hanno fatto un direttore che, a mano a mano, si affermò sempre di più divenendo uno dei nomi più richiesti. Comunque a testimoniare il valore di Francesco Saverio Salfi è la critica giornalistica espressa su di lui in quel periodo, da cui emerge una singolare univocità di giudizio sui caratteri fondamentali dell’Arte direttoriale del Salfi: l’entusiasmo umano e la passione interpretativa, che riusciva sempre a trascinare le masse orchestrali; il rispetto assoluto dello spirito del compositore e la genialità esegetica con cui quello spirito era reso dalla fusione orchestrale; infine, la perfetta fusione che egli otteneva tra le scene ed il commento musicale, cosicché il dramma che si svolgeva sul palcoscenico diveniva veramente un tutto unico con la espressione sonora, evocativa del dramma.

Comparsi i primi sintomi della malattia (arteriosclerosi), nel gennaio del 1967 insieme alla moglie ritornò nella sua casa di Cosenza, dove morì, dopo tante sofferenze, il 25 agosto 1969. Con lui e col fratello Mario, morto l’anno successivo, scomparvero gli ultimi eredi della famiglia Salfi, non avendo entrambi avuto figli. Scrisse in tale triste circostanza il M° Giuseppe Giacomantonio sulla Cronaca di Calabria del 14 settembre 1969:

  “...la vasta attivita artistica del Maestro Salfi, bastevole per essere annoverato fra i maggiori direttori d’orchestra di Europa del nostro secolo. Oggi rimane il ricordo di Lui, l’amarezza e la desolazione di chi gli volle bene e di chi conobbe la sua Arte. Se ne andò il 25 agosto, con la modestia e l’umiltà dei grandi, nel silenzio di un mistico trapasso. La Sua esperienza umana si e chiusa nella sommessa mestizia di un Canto di Cigno, ma di Lui resta il ricordo di una umanita vera e l’eco di un’Arte che fu vera Arte”.

 

Antonio Lavoratore